Cure accessibili solo ai più ricchi

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Ho incontrato Mhammed un anno e mezzo fa. Gli operatori del dormitorio in cui vive gli hanno consigliato di rivolgersi al nostro sportello.

Seduto accanto a me Mhammed dice “Non ho il permesso di soggiorno”. Ma dice anche che è malato di cuore e che, per curarsi, del permesso ha veramente bisogno.

“Raccontami la tua storia” gli dico, e allora mi parla del Marocco, la sua terra, e dell’Italia, dove vive da dieci anni, senza documenti.

Nell’Italia Mhammed ha riposto le sue speranze e fin dall’arrivo si mette alla ricerca di un lavoro. Trova un impiego a nero, come fabbro, a Brescia. Intanto aspetta l’occasione di avere i documenti. L’occasione arriva nel 2009: sanatoria. Ma Mhammed viene truffato.

Continua a lavorare fiducioso, ma un giorno si sente male e viene ricoverato. Scopre di essere malato di cuore e deve operarsi. L’intervento riesce ma la malattia cambia la sua esistenza. Ogni giorno deve prendere le medicine “salva-vita” e difficoltà respiratorie gli impediscono di affaticarsi e di lavorare.

Mi mostra le analisi, ma le possibilità di avere un permesso sono pochissime. “Mhammed, potresti curarti in Marocco”. Allora mi racconta che nel suo Paese le cure sono accessibili solo ai più ricchi e lui di sicuro non potrebbe permettersele. Mhammed non può andarsene e dunque gli dico che presenteremo una richiesta per lui. In poco tempo l’istanza al Questore di Caserta è pronta. Restiamo in attesa della risposta, che arriva dopo qualche mese. Negativa. Con grande dispiacere comunico la notizia ad Mhammed.

Lo incontro dopo alcuni mesi. Mhammed è nelle stesse condizioni in cui l’ho visto la prima volta: senza permesso, senza lavoro, malato. Non posso lasciare le cose così, so che si fida di noi. Mi consulto con gli altri e decidiamo di riprovarci. Una nuova istanza è pronta.

Quando torniamo in Questura non ci aspettiamo la risposta che riceviamo: le nostre ragioni questa volta sono state accolte. Mhammed avrà il suo permesso! Lo chiamo subito, felicissima, gli comunico la notizia e lui non smette di ringraziarci.

Arriva il giorno del fotosegnalamento. Anche in quel momento siamo lì con lui. Passa un altro mese ed ecco la notizia tanto attesa: il permesso è pronto. Accompagno Mhammed all’Ufficio Immigrazione e mentre lui si mette in fila con gli altri, l’aspetto fuori. Quando esce è raggiante di felicità, stringe il permesso tra le mani e mi abbraccia forte. Insieme a noi c’è anche la sua compagna. Non è difficile intuire cosa stia pensando mentre guarda il suo permesso: dopo dieci anni, finalmente, quel tesserino è l’inizio di una nuova vita.

Anna, Operatrice Nero e non Solo!

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